JJ5_CHARLIE RECALCATI

Il gentiluomo che ha fatto la Storia

di Cesare Barbieri

Charlie Recalcati è la pallacanestro: prima giocatore di successo, poi allenatore vincente. Quando ha annunciato l’addio al basket, ci siamo rimasti tutti un po’ male, perché la sua è sempre stata una figura che ha unito, mai diviso. Allenatore della medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atene, racconta quell’avventura: “Lippi si domanda se in Germania ha portato i 23 migliori calciatori? Io ho dovuto lasciare a casa Sandro De Pol, ottimo giocatore, grande uomo, ma mi serviva un play in più, così portai Pozzecco e Garri che giocava post e pivot. Per il rapporto che ho con Sandro sono ancora dispiaciuto”.

Recalcati ha allenato Pozzecco, sapendolo gestire: “L’ho avuto a Varese e l’ho conosciuto bene. A tutti ho sempre detto che se volevamo che rendesse al 100% doveva essere lasciato libero di inventare, di uscire dagli schemi, perché se volevo un robottino chiamavo un altro”.

Recalcati, da giocatore, è stato un grande tiratore e da allenatore ha sempre offerto un basket divertente: “La mia prima squadra è stata Bergamo, c’erano quattro miei ex compagni, se avessi chiesto difesa alla morte non sarei stato credibile. Ho sviluppato i giochi d’attacco, senza mai arrabbiarmi per un errore al tiro, alzavo la voce solo per una forzatura o una scelta sbagliata. Però, per bilanciare ho sempre scelto assistenti molto bravi a curare la difesa”.

Cinque scudetti, due da giocatore a Cantù, tre in panchina con Varese, Fortitudo Bologna e Siena: “A Varese abbiamo vinto il decimo, quello della stella, con una squadra divertentissima da allenare per l’incredibile numero di soluzioni che avevo, l’asse play-pivot era Pozzecco-Santiago, ma c’erano anche Andrea Meneghin, Mrisc, De Pol, potevo ruotarli in tutte le posizioni. Con la Fortitudo abbiamo vinto il primo della storia del club: eravamo troppo più forti degli altri, ma l’ambiente metteva una pressione incredibile, che avvertivamo costantemente. A Siena, Ferdinando Minucci mi chiese lo scudetto in tre anni, ne bast  uno. La societ  era eccezionale, noi dovevamo solo pensare a giocare!”.

Recalcati è nato a Milano, ma non ha mai giocato o allenato l’Olimpia: “Se mi spiace? Certo! Sono cresciuto al Pavoniano, un oratorio dal quale spesso l’Olimpia pescava giocatori, non mi presero; quando Arnaldo Taurisano, il mio allenatore, and  a Cant  mi port  con lui. A fine carriera Peterson, con il ritorno alle Coppe Europee, mi chiese la disponibilità a fare da chioccia ai ragazzi che crescevano, poi la società puntò su un giovanissimo Roberto Premier”.

Chi lo ha visto giocare ricorda i suoi tiri dalla “grande distanza”, come diceva Aldo Giordani, telecronista dell’epoca: “Quando vedo la linea da tre punti penso che se ci fosse stata quando giocavo, avrei realizzato più punti (6.396 in carriera n.d.a)”.

E allora coach ci dica, quando ha fatto l’ultima partita: “A 55 anni al torneo dei bar di Cantù… Oh, roba seria: ci poteva giocare solo chi era stato tesserato negli ultimi tre anni”.

TIFOSO “AD PERSONAM”

Di Charlie Recalcati sono tifoso “ad personam” dall’ottobre 1982. Avevo 17 anni e mi presentai alle 12.30 nella sala da pranzo nella quale la sua squadra (Sav Bergamo) si stava per sedere a tavola. Gli chiesi un’intervista, mi rispose: “Sì”. Parlò 40 minuti, senza tradire fretta o frenesia. Un’esperienza bellissima per un ragazzino, seduto accanto a chi in campo aveva vinto tutto. E quel giorno sono diventato suo tifoso.

LA CARRIERA

Carlo Recalcati, nato a Milano l’11 settembre 1945, ha iniziato a giocare a basket nell’oratorio della chiesa “Giovanni Evangelista – Madonna di Pompei” di via Pavoni 10 (da qui il nome il “Pavoniano”).

IL CAMPO

La sua carriera da giocatore è praticamente tutta legata a Cantù, dove gioca dal 1962 al 1979 vincendo ben 9 trofei: 2 scudetti e 7 coppe. Recalcati firma il primo scudetto di Cantù nel 1968 e il secondo nel 1975, fuori dai confini nazionali i successi sono copiosi: tre Coppe Korac consecutive (1973, ’74, ’75) e tre Coppe delle Coppe (1977, ’78, ’79) più una Coppa Intercontinentale (1975). Guardia dal tiro micidiale, Recalcati ha segnato 6.396 punti, in un’epoca nella quale non esisteva il tiro da tre; in Nazionale ha realizzato 1.245 punti in 166 partite (vincendo due bronzi agli Europei). A 34 anni, si è trasferito a Parma a concludere la carriera di giocatore e nel secondo anno, del club emiliano è stato giocatore-allenatore. 

LA PANCHINA

La prima panchina è a Bergamo (1981-84, con promozione in A1), quindi il ritorno nella “sua” Cantù (1984-90) e l’approdo a Reggio Calabria, dal 1990 al 1996, dove porta la squadra a traguardi storici e tuttora è uno degli sportivi più amati in città. Recalcati, con Valerio Bianchini, è l’unico allenatore italiano ad aver  vinto tre scudetti in tre differenti città: Varese (1999, il decimo della storia del club), Bologna (2001, il primo) e Siena (2004, il primo). Nel 2010 è tornato alla guida di Varese, quindi Montegranaro e soprattutto ha guidato la Reyer Venezia fino a un paio di mesi dallo storico scudetto. Ha chiuso la carriera dopo aver allenato Cantù (10 partite) e Torino (6). L’allenatore più vincente del nostro basket, ha guidato la Nazionale dal 2001 al 2009, conquistando la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atene. Un risultato straordinario per il nostro basket.

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