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Se vi chiedessero di usare tre parole per descrivere l’Italia, quali scegliereste? Cominciamo noi: biodiversità, tradizione, cultura. Queste sono le tre parole che secondo noi racchiudono al meglio tutto ciò che l’Italia rappresenta nel mondo: la sua incomparabile biodiversità, che permette allo stivale di poter vantare quasi 15.000 specie vegetali e circa 70.000 specie animali tra mare e terra; le sue antichissime tradizioni, usanze millenarie di una penisola che fu culla della civiltà in Europa e che più di ogni altro Paese ha visto arrivare nuovi popoli ad arricchirla di nuovi usi e costumi; la sua immensa cultura, intesa come arte, storia, architettura, poesia, moda, ma anche come varietà di culture e pensieri. 

Ecco, l’Italia è tutto questo. Tutto questo, è il Made in Italy.

Tuttavia, vogliamo essere più audaci. Vogliamo provare a racchiudere in una singola parola l’essenza dell’italianità, ciò che con maggior forza rappresenta l’Italia nel mondo e che è in grado di riassumere al suo interno le tre parole da noi scelte in precedenza: Enogastronomia.

Se il marchio Made in Italy oggi rappresenta il brand dotato del maggiore appeal a livello mondiale, l’enogastronomia ne è senz’altro il ramo più solido. Non esiste italiano che non si senta fiero, orgoglioso e autorevole nel momento in cui si venga a parlare di cibo. Il buon cibo e il buon bere di questa magnifica terra che è l’Italia sono frutto dello straordinario intreccio tra biodiversità, tradizione e cultura che nei secoli hanno plasmato ogni singolo ingrediente di ogni singola ricetta oggi conosciuta nel bel Paese. 

Il risultato è che ad oggi l’Italia è la prima nazione al mondo per produzione di vino e la seconda per produzione di olio extravergine d’oliva (prima in quanto a qualità di esso); l’Italia è il Paese con la maggiore varietà di mieli al mondo, con circa 70 varietà uniflorali; in Italia sono presenti dei veri e propri gioielli culinari ambiti in tutto il mondo, come il pregiato tonno rosso del Mediterraneo, il prezioso tartufo bianco d’Alba, il delizioso pistacchio verde di Bronte, e ancora, l’inimitabile bergamotto di Calabria, agrume coltivabile esclusivamente in una ristretta fascia della costa Ionica. 

Potremmo restare qui per ore ad elencare le meraviglie enogastronomiche di un Paese da cui non si finisce mai di imparare. Ma vogliamo fare di meglio. Vogliamo iniziare un viaggio insieme a voi, un viaggio attraverso l’Italia del cibo e del vino, che vi permetterà di scoprire e, dal prossimo numero, di assaggiare i prodotti più ricercati dell’enogastronomia Made in Italy.

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La Pitina

Il nostro viaggio culinario inizia con la Pitina, salume di origini contadine del Friuli Venezia Giulia. 

Nel nord del Friuli, anticamente zona molto povera, non ci si poteva permettere il lusso di sprecare nemmeno una piccola parte dei camosci e caprioli cacciati o di pecore e capre malate. Ecco che la carne dell’animale veniva triturata in un ceppo di legno cavo (detto “pestadora”) con l’aggiunta di sale, aglio e pepe. Tale impasto serviva a creare delle piccole polpette da passare nella farina di mais e lasciate affumicare vicino al “fogher” (caminetto). Veniva poi consumata ammollata nel brodo di polenta.

Oggi alla Pitina viene aggiunto del grasso di maiale e l’affumicatura avviene con vari tipi di legno, a prevalenza di faggio. È ottima servita cruda, ma anche scottata nell’aceto accompagnata dalla polenta o rosolata in burro e cipolla per essere aggiunta al minestrone di patate.

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