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Il nome della nostra città nella storia

di Manuel Pavanello

Forse è già capitato a molti di leggere il nome Equilium, termine derivante dal venetico ekvo e dal latino equus, tutte parole legate all’allevamento dei cavalli. Da ciò possiamo dedurre che nel nostro territorio si allevassero equini e che quest’attività fosse tanto rilevante da dare il nome alla zona. “Equilium” compare ufficialmente nel Patto di Lotario (23 febbraio 840) stipulato tra il Sacro Romano Impero di Lotario I e la Venezia del doge Pietro Tradonico insieme agli insediamenti circostanti.

Sono attestate nel Basso Medioevo (1000-1492) una serie di varianti derivanti da errori di trascrizione nei manoscritti: Equilo, Esulo, Lesulo, Jexulo, Jexollo, Jesolum, Giesolo.

La Serenissima tentò di risanare la nostra zona paludosa attuando vari interventi fluviali tra cui lo scavo di un canale, cava in veneziano, per collegare il Sile (ex alveo del Piave) al Piave attuale. Il Canale del Cavetta fu realizzato dall’ingegnere Alvise Zucharin e così il centro abitato di Equilio fu rinominato “Cavazuccherina”. Una teoria simpatica sostiene che il nome sopraindicato si riferisca alla coltivazione delle barbabietole da zucchero, ma non è così.

Nel 1930, Benito Mussolini modificò il nome della città in “Jesolo” con la “i lunga”, lettera italiana da non confondere con l’omografa “j” inglese. Fu un modo per riscattare il nome del villaggio di Cavazuccherina, ormai sinonimo di luogo palustre e malsano eccetto che per le dune sabbiose del litorale. Queste furono le basi della rinascita agricola della nostra città, ma anche l’inizio della comparsa dei primi stabilimenti per le cure elioterapiche.

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