JJ26_venezia_il fornaretto di venezia

Venezia è antica, ricca di storia, di luoghi magici e nascosti che portano i segni del passaggio di tante persone.
Come ogni posto arcaico, cela numerose leggende e possibili misteri: ogni campo, calle, ponte, o dietro ad ogni porta sono visibili le tracce di storie antiche narrate dalle generazioni, descritte in molti
libri e ben visibili sui muri. Di Venezia ne esiste più di una, non resta che perdersi in città e vivere autentica avventura.

Se verso sera vi trovate nei pressi della Basilica di San Marco, fate caso alle due piccole luci rosse, poste ai lati dei due capitelli, sulla facciata sud dell’edificio. Queste lampadine ricordano perpetuamente una storia che fece tremare, non poco, le fondamenta della giustizia di Venezia, quando ancora si faceva chiamare La Serenissima.
In un grigio mattino di marzo del 1507, un giovane fornaio, il fornareto Pietro Fasiol, scendendo le scale del Ponte degli Assassini, scorse a terra il fodero di un pugnale ricoperto da preziose pietre incastonate. Felice di cotanta fortuna, il giovane, pensando di tramutare quel bene prezioso in dote per sposare la sua amata, corse a mostrare la preziosa guaina alla fidanzata Annella, domestica al servizio dei nobili Barbo, che saranno poi conosciuti come famiglia Balbi. Ella però, alla vista del fodero prezioso, si allarmò e spinse Pietro a rimetterlo dove lo aveva trovato. Così il giudizioso fornareto tornò sui suoi passi ma, una volta giunto sul posto, si accorse – grazie alla luce del giorno che ormai rischiarava le calli – che a terra giaceva il corpo di un uomo: il patrizio Guoro. Allora l’ingenuo ragazzo si avvicinò per constatare se fosse ancora vivo ma malasorte volle che venisse visto, in principio da uno, e poi da altri testimoni, mentre era chino sul cadavere con in mano ancora il fodero del pugnale conficcato nella schiena del nobile. Venne immediatamente catturato econsegnato ai Signori della Notte, che lo imprigionarono nelle anguste celle di Palazzo Ducale. Qui, sottoposto a terribili torture, gli venne estorta la falsa confessione di omicidio e la condanna a morte fu
inevitabile. 

Così, la mattina del 22 marzo 1507, il carcerato venne condotto in Piazza San Marco e impiccato fra le due colonne di San Marco e San Todaro. Subito dopo l’impiccagione, tra la folla che aveva assistito, si fece largo un testimone che rivelò il nome del vero assassino. A compiere tale crimine era stato il ricco conte Lorenzo Barbo, che si era vendicato per il dissoluto comportamento del nobile Guoro nell’aver attentato alla virtù della propria moglie, nonché della domestica e fidanzata dello sfortunato Pietro. 

Fu così che il Consiglio dei Dieci, che si vantava di aver sempre esercitato una giustizia equa e proba, ordinò che alla fine di ogni processo, prima di ritirarsi in camera di consiglio, venisse pronunciata la frase “Ricordeve del povero fornareto”, per non rischiare nuovamente di arrivare ad ingiusta condanna. Impose anche che fossero accesi ogni notte due lumi sul loggiato del lato destro della Basilica di San Marco, proprio di fronte a dove si trovava il patibolo, in perenne memoria dell’errore e della luce necessaria per sconfiggere le tenebre dell’
ingiustizia.

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BATTILORO

ùL’attività di famiglia ereditata da Mario Berta Battiloro risale al 1926. Oggi è tra gli ultimi artigiani rimasti a praticare l’antica arte della foglia d’oro. In un palazzo storico nel cuore di Venezia, precisamente al civico 5182 di Cannaregio, si fondono oro, argento e altri metalli preziosi, per trasformarli in sottili lamine. I fogli così ottenuti sono utilizzati da artigiani e artisti per decorare pregiati arredi ed importanti opere come il campanile e i mosaici della Basilica di San Marco, per la palla di Punta della Dogana. Le suddette lamine hanno inoltre preso piede nel settore alimentare, per decorazioni di piatti e tocchi estetici nelle grappe o nel cioccolato, oltre che essere utilizzate nell’ambito della cosmesi.

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CASA DI TIZIANO

Nel 1530 il Vecellio prese in affitto dal patrizio Leonardo Molin una casa tutta nuova nella contrada dei Biri. Al suo interno vi era un terreno vuoto, lavorato poi ad orto, dove venne piantato il famoso albero dalle foglie rotonde, ritratto nel suo capolavoro San Pietro Martire, perito nell’incendio della Cappella del Rosario, nella chiesa di San Giovanni e Paolo. Il poeta Pietro Aretino amava follemente questa casa perché priva della quotidiana baraonda di visitatori presenti nella propria. Si dice che da un loggiato, posto nel giardino di questa casa, il Tiziano potesse vedere, quando ancora non vi erano costruite le Fondamente Nove, la poetica laguna e il Cadore, suo luogo natio. “Un buon pittore ha bisogno di tre soli colori: nero, bianco e rosso.” (Tiziano Vecellio)

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CA’ D’ORO

La Ca’ d’Oro è un noto palazzo di Venezia, situato nel sestiere di Cannaregio e affacciato sul Canal Grande. È così denominata perché in origine alcune parti della facciata erano ricoperte d’oro, lasciando intravedere una complessa policromia e rendendola così uno dei massimi esempi del gotico fiorito veneziano. Dal 1927 è adibito a museo come sede della Galleria Giorgio Franchetti, mecenate e collezionista italiano, nonché acquirente nel 1894 del palazzo. Egli lo comprò esclusivamente per ospitare la propria collezione d’arte, non prima di restituire all’edificio l’originario aspetto quattrocentesco, facendone così la creazione della sua vita. All’interno vi sono numerosi capolavori di grande pregio, oltre ai laboratori per la conservazione e il restauro di opere d’arte. 

TORRE DELL’OROLOGIO

La Torre dei Mori è uno dei segni architettonici più celebri di Venezia: sovrasta come un arco di trionfo l’accesso alla nevralgica via commerciale della città, l’antica Merceria. Essa è anche un elemento insieme di rottura e di connessione, tra le vari parti architettoniche del complesso di Piazza San Marco e tra le diverse funzioni urbane che da esso diramano. La torre, con il suo grande orologio astronomico, è un capolavoro di tecnica e ingegneria, che da cinquecento anni ne segna la vita, la storia e il continuo scorrere del tempo. Curiosità vuole che all’interno vi sia un meccanismo attivato tradizionalmente solo nei giorni dell’Epifania e dell’Ascensione, che, ad ogni scoccare delle ore, produce la cosiddetta processione dei Re Magi.

Lo sapevi che… 

La nona e la decima colonna di Palazzo Ducale hanno un colore diverso dal bianco delle altre, sono realizzate con marmo rosso di Verona, ergo tendenti al rosa. Lo spazio tra queste colonne era riservato alle esecuzioni capitali svolte in città: il reo veniva impiccato e lasciato lì alcuni giorni a monito della cittadinanza. Chiudete gli occhi, e immaginate…

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