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Aprile a Venezia: il giorno della festa del patrono, sboccia l’amore

Nella città più romantica del mondo, protetta dal leone alato di San Marco, si celebra la Festa del Bocolo.

Chi non resta ammirato di fronte al Leone di San Marco? Il celebre emblema veneziano, con l’aureola, le ali e il libro tra le zampe, ha origini antichissime. Si riferisce a un episodio della vita di San Marco, all’epoca naufrago in laguna, in cui un angelo sotto forma di leone alato gli sarebbe apparso per annunciargli che in quei luoghi avrebbe trovato il giusto riposo e la venerazione successiva alla morte. Il discorso dell’angelo iniziava con la celebre frase “Pax tibi Marce, evangelista meus” (Pace a te Marco, mio evangelista).
Dal IX secolo, San Marco è il patrono di Venezia ed è celebrato il 25 aprile; i veneziani lo hanno preferito al bizantino San Teodoro perché l’evangelista aveva diffuso il Vangelo nel territorio veneto, diventando una figura carismatica che poteva essere equiparata perfino a San Pietro, richiamando il prestigio del papato romano.
La tradizione vuole che le reliquie di San Marco siano state trafugate ad Alessandria d’Egitto e trasportate nella Serenissima Repubblica nel 828 dai mercanti veneziani Rustico da Torcello e Buono da Malamocco.
Sempre il 25 aprile si festeggia un altro evento importante per i veneziani: la “Festa del Bocolo”, equivalente locale di San Valentino. In questo giorno le donne ricevono un bocciolo di rosa rossa, in veneziano “bocolo” come segno d’amore.
La leggenda ne illustra il motivo: Maria, figlia del doge Angelo Partecipazio (in carica dall’810 all’827) era giovane, passionale e innamorata di Tancredi e, fortunatamente, ricambiata. Il padre di Maria, purtroppo, non aveva alcuna intenzione di dare il proprio consenso al matrimonio, perché il giovane gli appariva spiantato e indegno rispetto alla figlia. Per questo motivo la ragazza convinse Tancredi ad arruolarsi nell’esercito di Carlo Magno, combattere in Spagna contro i musulmani e guadagnarsi l’onore di aver mostrato il suo valore al fianco dei paladini carolingi. E così successe, Tancredi partì e si coprì di gloria, compiendo gesta eroiche.
L’eco delle sue imprese giunse fino al doge Partecipazio che ora si dimostrava entusiasta di avere un genero tanto valoroso e ne attendeva il ritorno insieme alla figlia innamorata. Disgraziatamente, dopo varie settimane nell’attesa di Tancredi, alcuni cavalieri francesi arrivarono a Venezia per comunicare a Maria che il suo eroe era morto e le consegnarono un ultimo pegno d’amore. Prima di morire, infatti, il giovane aveva raccolto un bocciolo di rosa bianco che si era macchiato del proprio sangue, pregando di consegnarlo alla sua amata, a Venezia.
Maria prese il bocciolo ormai rinsecchito e lo portò con sé nelle proprie stanze, dove si rinchiuse muta nel suo profondo dolore.
Il giorno seguente si celebrava la festa di San Marco, e la sfortunata ragazza fu trovata distesa esanime sul letto. La leggenda vuole che stringesse tra le mani l’insanguinato fiore non più secco, ma tornato fresco come se fosse stato appena colto. Da allora, in occasione del 25 aprile, il bocciolo di rosa viene regalato alle donne quale simbolo d’amore vero, imperituro, e come invito a godere dei piaceri dell’innamoramento.

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Chiesa del mese

La Chiesa di San Barnaba

La Chiesa di San Barnaba ha subito vari incendi e ristrutturazioni. L’aspetto attuale è quello settecentesco, con una facciata in stile classico, imponenti colonne corinzie e un timpano su progetto di Lorenzo Boschetti. L’inizio della sua costruzione risale al primo millennio d.C., mentre l’edificio, come ci appare oggi, è stato realizzato su una struttura religiosa dedicata a San Lorenzo già esistente da due secoli. Nel 1810, durante le soppressioni napoleoniche del Regno d’Italia, la chiesa fu sconsacrata e tuttora è adibita a sede della mostra sulle macchine funzionanti tratte dai codici di Leonardo da Vinci.
Nell’interno, percorso da un’unica navata, oltre ai sei altari e al presbiterio a pianta quadrata, si possono ammirare opere di Antonio Foler, Francesco Beccaruzzi, Giuseppe De Gobbis, Paolo Veronese e Costantino Cedini.
L’esterno della chiesa appare come immaginaria biblioteca nel film “Indiana Jones e l’ultima crociata”.

 

Dorsoduro, Campo San Barnaba, 2771 
Aperta tutti i giorni (9.30-19.30) 
Ingresso a pagamento

Tra calli e scalini

Ponte dei Pugni

Vero e proprio “ring” dell’antichità sospeso sull’acqua del rio, il Ponte dei Pugni si incontra tra Campo Santa Margherita e Campo San Barnaba ed è stato scenario di combattimenti tra fazioni veneziane. La “guerra dei pugni” si svolgeva su questa struttura che, all’inizio, non aveva protezioni ai lati (aggiunte nel 1870) perché lo scopo era far cadere l’avversario nel canale. Sul ponte sono tuttora presenti due coppie di impronte di piedi in pietra d’Istria, dove ci si poggiava durante il duello. 
Gli scontri vedevano come protagonisti i veneziani di due fazioni rivali: i Castellani di Castello, San Marco e Dorsoduro, e i Nicolotti, che abitavano a San Polo, Santa Croce e Cannaregio. Le sfide coinvolgevano decine di contendenti ed erano di tre tipi: pugilato, frota (lotta tra più persone) e guerra ordinata (conquista del ponte). In origine era consentito l’uso di armi da taglio, bastoni e canne ma, a causa delle troppe vittime, le armi furono bandite dal 1574 mentre, nel 1705 si decise di eliminare ogni tipo di combattimento sul ponte.

Appuntamento con l’arte

“Da Kandinsky a Botero. Tutti in un filo”

“Da Kandinsky a Botero. Tutti in un filo” è la mostra, organizzata da Venice Exhibition, che ha per nobile cornice l’antico Palazzo Zaguri. L’esposizione presenta 100 opere in un percorso che si snoda attraverso 35 sale, disposte su 4 piani. Protagonista assoluta l’arte del Novecento, riprodotta in oltre 100 arazzi provenienti, per la maggior parte, da una delle ultime arazzerie italiane, fondata da Ugo Scassa nel 1960 che, per tutta la vita, sognò di esporre le sue opere proprio a Venezia. 
Kandinsky, Dalì, Mirò, Andy Warhol, Matisse, Klee, De Chirico, Botero, tutti in un filo, narrati in una mostra unica al mondo nell’interpretazione di capolavori tessili che fondono scultura, pittura e disegno e creano un dialogo artistico senza tempo, ininterrotto, di tradizione, innovazione, sperimentazione e ricerca. 
Tra le curiosità: l’arazzo di “Apollo e Dafne” che riproduce il dipinto di Corrado Cagli, ha lasciato il posto al quadro del pittore marchigiano per omaggiarne il lavoro. Si dice che l’artista non abbia mai voluto vedere il suo dipinto di fianco all’arazzo perché, a suo dire, era “superiore come brillantezza al quadro stesso”.

Dimore Storiche

Il palazzo di Bianca Cappello

Nei pressi del mercato di Rialto, presso l’ex chiesa di Sant’Aponal, un ponte conduce a Calle Bianca Cappello già Ponte Storto, dove sorge un austero palazzo cinquecentesco. Qui, nel 1548, nasce Bianca Cappello, famosa per la bellezza e la raffinatezza ma anche per lo spirito indomito. Nonostante il controllo da parte dei genitori, viene irretita da Pietro Bonaventura, giovane fiorentino che lavora presso i banchieri Salviati, giusto di fronte al palazzo, e con lui progetta una fuga, messa in pratica nel 1563. I due si sposano e la loro vita avventurosa li conduce a Firenze. Qui la giovane veneziana diventa l’amante e poi la moglie di Francesco I de’ Medici, Granduca di Toscana. La loro morte racchiude un mistero durato secoli: si pensava che Ferdinando, suo acerrimo nemico e fratello di Francesco I li avesse avvelenati entrambi, invece recentemente si è scoperto che sono morti di febbre malarica, a 11 giorni di distanza uno dall’altro.

I 4 Must di Venezia:

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Must-see

Printing R-evolution 1450-1500

Fino al 30 aprile il Museo Correr accoglie la mostra “Printing R-evolution 1450-1500” nata dal progetto 15cBOOKTRADE dell’Università di Oxford. Il percorso espositivo descrive, attraverso strumenti digitali, il forte impatto l’invenzione della stampa (1455) sullo sviluppo economico e sociale in tutta l’Europa. Come, per esempio l’abbattimento dei costi per la produzione dei libri, precedentemente solo scritti a mano, e la conseguente diffusione della conoscenza a un pubblico molto più vasto, incluso quello che gravita intorno a scuola e Chiesa.

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Must-do

“Jewish manga art – La bellezza del rigore”

È una mostra ospitata dal Museo Ebraico che, fino al 28 aprile, celebra i manga a soggetto ebraico disegnati da Thomas Lay. L’artista è l’unico mangaka occidentale formato in Giappone, allievo e primo assistente di Yumiko Igarashi, autrice della celebre Candy Candy. Nel percorso espositivo si ammira una serie di quadri che rappresentano immagini tipiche dell’iconografia ebraica, attraverso lo stile narrativo attuale e popolare dell’arte giapponese.
Museo Ebraico Cannaregio 2902/b. www.museoebraico.it

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Must-have

Signor Blum

Nel cuore di Venezia, in Campo San Barnaba, si incontra Signor Blum, un laboratorio aperto dal 1978 che realizza oggetti da regalo e particolari d’arredo in legno. Tutti i prodotti sono originali e creati dagli artigiani, dal disegno alla realizzazione. Oltre alla ricca vetrina, Signor Blum realizza anche oggetti o composizioni personalizzate. 
Si trovano pannelli-puzzle, magneti, segnalibri, orologi e altre opere in legno a tema veneziano, tutti oggetti tagliati a mano e dipinti con aerografo o tramite immersione in vasche di colore. 


Campo San Barnaba, Dorsoduro 2840

www.signorblum.it

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Must-eat

Osteria dal Riccio Peoco

Cicchetti, baccalà e polpette, oppure seppie in tegame, spaghetti con l’anatra… un tuffo nella tradizione squisitamente veneziana e veneta all’Osteria del Riccio Peoco. 
Ideale anche per un’ombra con gli amici. Il locale piccolo ma accogliente, affacciato sul Campo Santi Apostoli, poco distante da Rialto. 

Strada Nova, Campo Santi Apostoli, 4462.

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