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Un amarcord che torna in auge

di Giovanni Cagnassi

Dalle gite in bicicletta con la fidanzata fino al turismo slow: ci sono più di settant’anni di storia da percorrere per tagliare il traguardo di una località come Jesolo, tra le prime a scommettere, nella costa veneziana, sul cicloturismo.

Un po’ di amarcord ci fa ben comprendere come le richieste che giungono dagli stessi turisti arrivino da lontano. Molto lontano. Proposte semplici e apparentemente banali, come poter fare una gita in bici tra mare e laguna nella pause della tintarella sotto l’ombrellone, sono ora un punto di arrivo. Jesolo non si è fatta trovare impreparata. La città può contare su una rete allargata di piste ciclabili caratterizzata da oltre 500 km che consentono di partire alla scoperta dei suoi paesaggi e di quelli veneziani.

Ci sono 12 itinerari ciclabili che diventano la cornice animata di un quadro a tinte calde e vibranti. Jesolo Ambient Bike, ad esempio, le ha classificate per colore, dall’ arancio al viola, passando dai borghi alla bonifica, da Jesolo a Cavallino Treporti. Viaggi a due ruote suggestivi e affascinanti, nel rispetto dell’ambiente, per immergersi nella storia che vede questi territori teatro di due guerre, ma anche luoghi d’arte e cultura.

Se un tempo dalla “vicina” San Donà i ragazzi arrivavano in bicicletta a Jesolo affrontando 20 faticosi chilometri solo per fare un tuffo in mare, e la ciclabile per eccellenza era quella di via Roma che univa il Paese al lido, oggi telai spaziali e camere d’aria da competizione sono le moderne “navette” nello spazio senza confini del cicloturismo. Un macrocosmo che presto collegherà la costa veneziana (e friulana) all’entroterra veneto. Chi potrà impedire agli ospiti del lido di pedalare da Jesolo fino a Grado e poi a Trieste? Basta avere gambe e fiato. 

Un tempo erano solo gli avventurieri e un po’ eccentrici turisti, italiani o stranieri, ad arrivare sulle malandate biciclette cariche di zaini. Oggi, invece, la bici è parte della vacanza: per andare a prendere un gelato la sera o per salire in sella all’alba e rientrare al tramonto, magari per scoprire la Marca Trevigiana, che dista pochi chilometri. E non c’è limite al progresso. Sul piatto, infatti, c’è un investimento da 1milione di euro, da parte del Comune, per uno degli ultimi percorsi in Pineta. Questo progetto porta in dote la cifra di 400mila euro che arriva grazie alla donazione di un facoltoso imprenditore che vive e lavora a Londra. Da ragazzino veniva in vacanza a Jesolo, al lido est, e ricorda con nostalgia le pedalate con il papà. Chi oggi donerebbe del denaro, una somma simile, ai nostri amministratori e addirittura per una pista ciclabile? Un filo sottile unisce le piste di ieri a quelle di oggi, sempre di più in espansione.

Cinque sono sono i percorsi ciclabili che conducono al lido. Il primo percorso è lungo via Martin Luther King, il secondo in via Ca’ Gamba, poi lungo viale Oriente, dalla zona alle spalle di piazza Torino fino alla frazione di Cortellazzo. Si prosegue con il quarto che coinvolgerà l’entroterra di Ca’ Fornera, e quello che infine costeggia la Laguna Nord, da Torre Caligo e via Cristo Re fino alle Porte del Cavallino.

Il potenziale delle piste ciclabili e del turismo slow è senza limiti. Siamo solo ai nastri di partenza.

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