Da vino del contadino a fenomeno mondiale. Questa la parabola che il Prosecco ha vissuto negli ultimi 20 anni. Ma si sa, fama e gloria richiedono sempre qualche compromesso. Ad esempio allargare la zona di produzione: la DOCG resta ancorata alle meravigliose colline di Valdobbiadene, Conegliano ed Asolo, ma viene oggi sovrastata da una DOC molto più lasciva che comprende l’intero Friuli Venezia Giulia e tutto il Veneto (ad esclusione delle province di Verona e Rovigo). Oppure cambiare i vitigni di produzione: i tradizionali Bianchetta, Verdiso e Perera resistono solamente grazie a qualche piccola ostinata produzione collinare e hanno lasciato spazio ad interminabili distese di Glera. E perché no, modificare lo stile del vino: il Prosecco dei nostri nonni era un vino “colfondo”, rifermentato in bottiglia, meno floreale e più deciso rispetto al Prosecco oggi in commercio. Malgrado il web, la vera identità del vino di Valdobbiadene rimane una realtà per pochi, fortunati, amanti del vino più vero.
Pubblicato da: Redazione il 1/09/2025
