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Testimonianze delle origini più antiche

di Giovanni Cagnassi

La città di Jesolo è un’isola collegata alla terraferma da vari ponti. Lo si può accertare facilmente da un sorvolo aereo, una suggestiva foto scattata ad alta quota. Le prime popolazioni venete che si insediarono in quella che sarebbe diventata Equilium, antenata di Jesolo, si erano rifugiate in quest’area paludosa, vera e propria isola, per fuggire alle invasioni barbariche, come fecero ad Altino prima di fondare Venezia.

In epoca pre romana queste popolazioni avevano iniziato già a vivere di pesca e allevamento. Oggi di quell’isola è rimasto ben poco, se non la morfologia dissimulata nella terraferma. Ci sono però i numerosi ponti a ricordarci della origine “insulare” di Equilium, poi Cavazuccherina e poi Jesolo con il suo lido di sabbia e mare in epoca moderna. I ponti sono una risorsa per i residenti e la loro mobilità e anche per i turisti che stanno scoprendo il turismo fluviale delle imbarcazioni da diporto e le nuove e placide house boat. Un settore in crescita che necessita di infrastrutture a basso impatto e facilmente girevoli o sollevabili per consentire il transito dei natanti.

Jesolo ha tutte le carte in regola per giocare anche questa partita da protagonista. Grazie alla sua conformazione geografica e a un’attrattività lagunare invidiabile, oltre ai lunghi percorsi che consentono di rivivere, oggi come allora la splendida Litoranea Veneta. Ma non mancano le curiosità

Gli ebrei osservanti hanno organizzato a Jesolo convegni e importanti ritrovi, oltre che le vacanze, proprio perchè, essendo un’isola, secondo la loro pratica religiosa consente attività altrimenti proibite e legate al lavoro nei giorni di preghiera. Ecco che in vacanza un ebreo osservante può non rispettare certe regole rigide e precetti come il divieto di spingere un semplice passeggino nel giorno del sabato, altrimenti riservato alla preghiera e il riposo assoluto.

A ben pensarci si accede a Jesolo da un ponte sul Sile che è considerato un cavalcavia lungo via Adriatico. I ponti più importanti sono però il Vittoria in Paese, sul fiume Sile, che è girevole per consentire il passaggio delle imbarcazioni, e quello di San Giovanni a breve distanza, ciclopedonale, che invece si può sollevare come un moderno ponte levatoio. Spostandoci di poco c’è il ponte Spano, ormai integrato al territorio, a sollevamento idraulico. E ancora il ponte “de Fero”, come è conosciuto, sulla Sp42 a Jesolo Paese, anche’ esso girevole. Si prosegue con il ponte di Cortellazzo sul Cavetta, sempre girevole. A breve distanza, c’è quello di barche sempre a Cortellazzo per collegarsi al territorio di Eraclea. Da non dimenticare l’altro ponte di barche a Caposile che è ulteriore collegamento a Jesolo sul basso Sile.

Sono tra i pochi ponti di barche, assieme a quello di Fossalta di Piave, tutti privati, che “resistono” in Italia e in Veneto. L’ultimo ponte è quello del Cavallino, imponente struttura viaria che consente di oltrepassare il Sile e collegarsi direttamente e in modo fluido al vicino comune lagunare.

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