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Una piazza di sculture en plen air

di Manuel Pavanello

Ci sono opere d’arte di ogni genere, forma, dimensione e materiale.

Alcune di queste sono immediatamente comprensibili in quanto riproducono fedelmente un elemento della realtà, ma altre sono proprio astratte. Alcune di queste sono così ben integrate nel contesto urbano che non si notano nemmeno a prima vista. Prendiamo come esempio lampante ciò che accade in piazzetta Casabianca, situata lungo via Bafile a due passi dalla centralissima piazza Brescia.

Partiamo dalle due particolarissime “Generazione” e “Nuovi Legami”, entrambe realizzate in ferro rispettivamente nel 1967 e la seconda nel 1969. Anche se le rispettive targhette descrittive sono molto scarne di informazioni dato che si limitano a titolo, anno di realizzazione e materiale, non manca il riferimento al Museo Simon Benetton per la paternità delle sculture. La mancanza di descrizione è molto spesso una cosa voluta quando parliamo di arte astratta perchè l’autore vuole che sia chi la osserva a compiere lo sforzo intellettuale relativo all’interpretazione. È proprio questo il caso.

Molto più classicheggiante e scolpita in marmo bianco è il cippo commemorativo che omaggia lo stemma di Jesolo, un dragone con ali di pipistrello all’interno di uno scudo sormontato da una corona “turrita”. Anche se scolpito nel 2000, ha un aspetto molto più antichizzato grazie ai licheni sulla sommità che lo antichizzano; sembrano messi li appositamente!

La più recente opera (per ora) collocata in piazza è quella realizzata nel 2012 dall’artista Carlo Pecorelli in acciaio trattato. Il soggetto è il “Ragno Atena”, protagonista ricorrente in miti e leggende. Le interpretazioni più note come quella del Cristianesimo attribuiscono una valenza negativa al ragno, però in altre culture il medesimo aracnide è simbolo di creazione e di duro lavoro. Infatti questo animaletto tesse finemente la sua tela intricata, simbolo della vita, con le sue 8 zampette che non restano mai ferme. Nella cultura popolare una simile operosità è stata condensata nel proverbio “Ragno porta guadagno” in riferimento proprio a questa sua valenza positiva. Addirittura, i nativi Americani veneravano il ragno in quanto lo ritenevano una divinità creatrice dell’universo stesso.

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