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Esplorando la zona di Dorsoduro, ci si rende subito conto che questo quartiere è decisamente più tranquillo di San Marco. Le calli sono più percorribili ed anche i musei hanno meno affluenza. Difficile poi pensare a qualcosa di più istruttivo, piacevole ed allo stesso tempo stimolante che immergersi per qualche ora nelle ‘placide’ sale delle Gallerie dell’Accademia, che costituiscono la più importante galleria di pittura veneta tra il XIV e il XVIII secolo e conservano, tra gli altri, capolavori di Bellini, Giorgione, Carpaccio, Tiziano, Tintoretto, Veronese e Tiepolo. 

Accedere all’Accademia è come entrare in una cattedrale, dove i colori, gli odori, i paesaggi ed infine gli sguardi in cui ci si cala richiedono il rispettoso e reverenziale silenzio necessario per ritrovare un momento di eccellenza e di bellezza. Impossibile peraltro pensare un’altra città, oltre a Venezia, dove questo possa avvenire nella stessa quiete. Sarà forse perché in origine questo museo era un convento? Oppure, molto più semplicemente, la ragione di tale rara fruibilità va cercata nella distribuzione delle sue sale, disposte su più piani e diversi livelli e che quindi ben si prestano ad una visita in un clima di ‘semi-esclusività’! 

Alcune istruzioni per l’uso: proprio in questi giorni è in arrivo Concerto o Davide Cantore, uno straordinario dipinto di Giorgione, prestato al museo da un collezionista privato per permettere al pubblico di vederlo finalmente esposto accanto ad altri due importanti lavori dello stesso autore quali la celeberrima Tempesta e la Vecchia. Le tre opere verranno accolte solo per un mese in sala XXIII dopodiché la terza sarà trasferita per essere sottoposta ad un importante restauro.    

Una volta passati in rassegna i capolavori dell’Accademia, e verificato che fortunatamente abbiamo ancora presenti le fondamentali nozioni di storia dell’arte apprese a scuola, vediamo se i nostri ricordi sono altrettanto saldi per quanto concerne il moderno. Sfidiamo dunque la nostra memoria sul terreno questa volta dell’astrattismo, dell’informale, della pop-art e non solo. E lo faremo in quello che negli anni ‘50 fu il vero e proprio tempio dell’arte ‘nuova’, quella d’oltre oceano, quella in cui credette ciecamente un’eccentrica ed ‘illuminata’ signora americana che si chiamava Peggy Guggenheim. Stiamo parlando ovviamente di Palazzo Venier dei Leoni, sede della Fondazione Guggenheim, che Peggy aprì al pubblico a partire dal 1951 e fino al 1979, anno della sua morte. Leggenda vuole che l’edificio debba il suo nome al fatto che nel suo giardino fosse tenuto un leone. Ma è più probabile che sia dovuto alle teste di leone in pietra d’Istria che ne decorano la facciata. In questi giorni è in corso una mostra commemorativa che offre l’occasione di rivedere il padiglione della Biennale progettato da Carlo Scarpa e curato da Peggy nel 1948, la quale chiamò ad esporre proprio quegli artisti d’oltreoceano che avrebbero dominato la scena dell’arte per tutto il decennio successivo. 

Da Giorgione a Jackson Pollock in nemmeno duecento metri dunque, passando attraverso calli e campielli che regalano scorci e prospettive assolutamente unici al mondo. Possiamo vivere esperienze simili in poche città, questo è certo!

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Andata e ritorno…

‘Scavalliamo’ a ritroso il ponte dell’Accademia per affacciarci su uno dei rari giardini aperti di Venezia, quello di Palazzo Franchetti, un bellissimo palazzo in marmo che si affaccia sul Canal Grande. Se fosse una donna il suo nome sarebbe quello di un fiore profumato ed elegante dai colori tenui e cangianti: così appare infatti quando si osserva questo edificio al tramonto ed il suo delicato colorismo veneto si svela e si riflette nelle acque del Canale. Consigliata la visita all’ora in cui dalle sue ampie finestre è probabile avere fortuna e scorgere la luna nel cielo, che penzola proprio sopra la terrazza di Palazzo Venier dei Leoni. 

All’interno del Palazzo e fino al 25 novembre è in corso la mostra MEMPHIS – Plastic Field dedicata al design del famigerato collettivo artistico: mobilio ed oggettistica di impatto pop allestiti in un contesto storico. 

Ma il primo fra tutti i gioielli di questo spazio è senz’altro lo scalone disegnato da Camillo Boito e costruito tra il 1881 e il 1884 in uno stile eclettico che fa convivere elementi di citazione medioevale insieme a coloratissime incastonature di pietre dure, marmi pregiati e festose decorazioni a rilievo di gusto ‘liberty’. 

Uscendo è obbligatoria la sosta nel suo storico giardino, dove è visibile l’installazione Gilded Cage dell’artista Ai Weiwei. Era stata realizzata nel 2017 grazie al Public Art Fund della città di New York per ‘raccontare’ la crisi mondiale dei rifugiati e fino a qualche mese fa era posizionata a Central Park. 

Tra calli campi e scalini

C’era una volta un laghetto, uno stagno, in particolare proprio nella zona di Dorsoduro, ovvero tra Campo San Barnaba, Santa Margerita e San Samuele. Ce n’erano alcuni molto grandi, per questo denominati Piscinae, ed in effetti questa insolita denominazione è ancora visibile sulle facciate di alcuni edifici in città. Ma questi ‘specchi d’acqua’, dove le lavandaie facevano il bucato, erano in realtà paludi stagnanti in seguito definitivamente interrate a causa delle numerose epidemie di peste che misero in ginocchio Venezia a partire dal 1328.  

Una vera chicca da non trascurare quando ci si trova nel quartiere è Ca’ Foscari, palazzo gotico che ospita la storica università veneziana e che da qualche anno ha attivato un servizio di visite guidate per far conoscere le sue origini e la sua storia. 
L’offerta prevede diverse tipologie di percorso: dalle storiche sedi dell’Ateneo, agli spazi più suggestivi di Ca’ Dolfin, dove si trova l’Aula Magna, un salone del XVIII secolo riccamente affrescato che permette uno sguardo unico sul Canal Grande. Il tour – solo su prenotazione – si può fare anche indossando dei visori olografici della HoloLens, per vivere un’esperienza completamente nuova ed interattiva. 

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Venezia dall’alto

Punta della Dogana, o Punta della Salute o Punta da Màr, come la prua di una grande nave fa da spartiacque tra il Canal Grande e il Canale della Giudecca. Dunque se volete sentirvi come Kate Winslet nel film Titanic, salite sulla torretta del Museo, proprio sotto la Palla d’oro. Naturalmente dopo aver visto la mostra collettiva Dancing with Myself (fino al 16 dicembre). L’augurio è che in giro ci sia l’altro protagonista del film: Leonardo Di Caprio!

La chiesa del mese

Chiesa di San Nicolò dei Mendicoli

Una delle chiese più affascinanti, più antiche e più popolari in città, situata nella zona detta ‘dei  Mendicoli’ per la povertà degli abitanti. Secondo la tradizione fu fondata nel VII secolo da alcuni rifugiati padovani in fuga dai barbari. Quest’area di Venezia fino al ‘500 era unita alla terraferma da un sottile banco sabbioso. La chiesa fu riedificata nel XII secolo e rimaneggiata a più riprese. I restauri subiti negli anni Settanta e poi quelli più recenti, hanno finalmente portato alla luce le parti più importanti e più rappresentative delle varie epoche costruttive. La facciata principale, ornata da una bifora e preceduta da un incantevole portichetto quattrocentesco ben conserva un chiaro impianto veneto-bizantino. 

All’interno, la struttura è a tre navate con transetto e cappelle laterali ed un’abside centrale, ed è ancora presente la cornice bizantina del XII secolo. In una grande nicchia è ospitata la statua lignea di San Nicolò benedicente della metà ‘400. Non poteva infine mancare un grande organo ad intagli dorati sopra la porta d’ingresso. Adiacente la chiesa il poderoso campanile quadrato della fine del XII secolo.

Venice Secrets – Crime & Justice

Mettere degli strumenti di morte al centro di un’esposizione può far discutere, soprattutto  quando in mostra vengono anche illustrate nel dettaglio le modalità di utilizzo di tali macchine di tortura da parte degli inquisitori veneziani, i cosiddetti ‘’Signori della Notte’’. Ciò nonostante è ormai consolidato il successo di Venice Secrets, riscosso sia presso la critica più esigente che presso il grande pubblico. L’evento espositivo dedicato alla giustizia ai tempi della Serenissima fa il focus con suggestiva chiarezza sulle modalità adottate dalla magistratura veneziana e ne svela il ‘dietro le quinte’, trattando non solo i casi eclatanti e gli eventi più equivoci della storia della Repubblica lagunare ma anche delineando per naturale conseguenza i numerosi “spaccati” della vita veneziana di allora: si poteva infatti essere condannati a morte per aver profanato immagini sacre o pronunciato frasi oscene, non invece per bigamia o per usura. Vengono inoltre passate in rassegna ed approfondite le vicende giuridiche e personali di noti personaggi che vissero a Venezia, contrassegnate non solo da un epilogo tragico e cruento ma anche da dettagli e particolari che aiutano i ‘non storici’ a penetrare e comprendere le zone d’ombra della giurisdizione veneziana. Il percorso consente poi di cogliere la complessa organizzazione ed il funzionamento della magistratura veneziana, attraverso la quale la Serenissima si affermò come stato sovrano simbolo di longevità e di sviluppo, ma non scevro di lati oscuri troppo a lungo rimasti insondati, specialmente in materia di procedure processuali! Sicuramente da vedere dunque, malgrado l’esposizione in alcuni tratti risulti scomoda per i forti contenuti, in quanto è da considerarsi una visione ‘a tutto tondo’ delle leggende nere della gloriosissima storia della città. 

Palazzo Zaguri, Campo san Maurizio

Orario: 10.00 – 21.00

Ultimo ingresso alle 20.00

www.venicesecrets.net

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Mostra Cows by the Water 

Fino al 6 gennaio 2019 Palazzo Grassi presenta Cows by the Water, una mostra personale dedicata all’artista tedesco Albert Oehlen. Il progetto, nato sotto l’egida della bravissima curatrice Caroline Bourgeois, si compone di ottanta opere, rappresentative della produzione di Oehlen ed appartenenti alla Fondazione Pinault ma anche ad importanti collezioni private e musei internazionali. Aspetto non convenzionale: l’allestimento segue un ritmo musicale, per evidenziare l’importanza della musica nella poetica dell’artista, da sempre dedito alle più stravaganti sperimentazioni. E per tutta la durata dell’esposizione sarà fruibile il progetto Cofftea/Kafftee nell’atrio di Palazzo Grassi. Si tratta di un distributore automatico dove è possibile acquistare una miscela energetica a base di tè e caffè, che promette al consumatore di non addormentarsi mai più! Il nome della bevanda ha dato anche il titolo alla painting performance che l’artista ha presentato in occasione dell’opening della mostra stessa. 

I 4 Must di Venezia:

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Must-see

Lo squero veneziano è il cantiere dove vengono costruite e manutenute le piccole imbarcazioni a remi per la laguna. L’origine del termine va fatta risalire alla parola ‘squadra’, un attrezzo di lavoro essenziale per il maestro d’ascia. Sono molto rari in città, ma uno di questi è proprio a Dorsoduro, lungo il Rio di San Trovaso. E’ un vero gioiellino che risale al Seicento ed è ancora molto attivo. 

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Must-do

Un’uscita a bordo del Dragon Boat accompagnati dallo staff di ‘Ca’ Foscari Sport’ per provare l’emozione di remare in Canal Grande ed ammirare i palazzi storici che vi si affacciano da un esclusivo ed ‘atletico’ punto di vista. Il tour parte dalle Zattere e prosegue lungo i canali veneziani. Per chi non lo intuisse la Dragon Boat è una tipica imbarcazione cinese di origini antiche, caratterizzata da una coloratissima testa di drago collocata a prua. Come su quasi tutte le barche è obbligatorio contribuire alla conduzione, ma in questo caso si deve vogare! Due vogatori esperti fanno comunque parte dell’equipaggio, insieme ad una guida qualificata. Solo su prenotazione, un numero minimo di partecipanti è richiesto.

Must-have

Sono minimal, eleganti, contemporanei, evocativi, raffinati, portabili, ‘stilosi’. Non ci sono abbastanza parole per rendere l’idea. Parliamo di un concept store molto noto a Venezia, che vende bijoux ma anche home design. Ha due sedi e si chiama Madeira.  

Ma andiamo con ordine: il primo e ‘storico’ negozio ha una piccola vetrina che affaccia proprio su campo San Barnaba e qui si trovano abiti, mescolati agli accessori ed all’oggettistica per la casa. Mentre nella seconda sede, lungo la Calle Lunga San Barnaba, sono raggruppati complementi d’arredo insieme a pubblicazioni, tessuti ed ancora moda e bijoux. Spesso vi vengono ospitate piccole mostre ed eventi creativi. Trait d’union del tutto è uno stile preciso e ‘misurato’ anche nell’allestimento. Insomma un’idea forte e chiara di base, comunicata in ogni dettaglio con grande professionalità. Impossibile sbagliarsi. 

Must-eat

Cantine del Vino già Schiavi

Il punto di forza è la cantina ma ottimi i panini farciti al momento con salumi e altri ingredienti freschi, oltre agli immancabili cicchetti veneziani, da mangiare in piedi dentro o fuori dal locale.

Cantine del Vino già Schiavi Dorsoduro 992, Fondamenta Nani

www.cantinaschiavi.com

 

 

Osteria al Squero

I cicchetti e l’ombra (il bicchiere di vino) si gustano sbirciando i lavori nel vicino squero, dove si costruiscono le barche veneziane. I tipici bocconcini veneziani sono tanti e gustosi. Baccalà super.

Osteria Al Squero, Dorsoduro 943/944.

www.osteriaalsquero.wordpress.com

 

 

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