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Il simbolo della dieta mediterranea

“Quando scocca l’ora del pranzo, seduti davanti a un piatto di spaghetti, gli abitanti della Penisola si riconoscono italiani… L’unità d’Italia oggi si chiama pastasciutta.” 
È così che Cesare Marchi nel 1990, nel suo libro ‘Quando siamo a tavola’, descriveva il grande valore sociale della pasta.
Le cose oggi non sono poi tanto cambiate. La pasta è uno dei simboli della dieta mediterranea e della cultura enogastronomica del nostro Paese.

Come è nata?

La sua storia risale alle origini della civiltà, quando l’uomo iniziò a coltivare il grano, impastarlo con acqua e cucinarlo su una pietra rovente. Fu però durante il Medioevo che l’uomo inventò diversi tipi di pasta che faceva bollire e a cui abbinava vari condimenti. Le popolazioni arabe inventarono poi la tecnica di essicazione, che permetteva la conservazione per lungo tempo.

Lo sapevi che?

Sono oltre trecento i tipi di pasta consumati in Italia oggi, tra paste secche e fresche, corte, fini, lisce, rigate, a seconda della tipologia di impasto, formato, superficie e per l’eventuale presenza del ripieno.

Come si fa?

Il ciclo produttivo della pasta si può sinterizzare in sette fasi: la selezione delle semole di grano duro, la macinazione al mulino, l’impasto con acqua purissima, la trafilazione che determina la forma prescelta, l’essiccamento, durante il quale la pasta viene lasciata riposare all’interno di essiccatori e ventilata con aria calda, il raffreddamento e, infine, il confezionamento in scatole di cartone o sacchetti di plastica.

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