Girando l'angolo_Bassano del Grappa_FotoAerea_CesareGerolimetto

Provincia di Venezia, 61 minuti da Jesolo, 68 km

Medaglia d’oro al valor militare

di Rachele Callegari

Circondato da colli e attraversato dal fiume Brenta, Bassano del Grappa è un borgo medievale abitato sin dal X secolo a.C. e passato sotto diverse dominazioni nel corso del tempo. Nel 1404 venne donato alla Repubblica di Venezia e divenne un centro agricolo e commerciale, importante crocevia per i traffici della Serenissima con l’area germanica. Fu un punto fondamentale durante la Prima Guerra Mondiale, soprattutto dopo la disfatta di Caporetto, quando la città venne evacuata dai residenti per paura dell’avanzata austriaca e vi si riversarono interi reggimenti di soldati diretti al fronte. Alla fine della guerra, proprio per il contributo che Bassano aveva dato alle operazioni belliche e per i tantissimi caduti sepolti nell’ossario del monte Grappa, da Bassano veneto, denominazione precedente, la città divenne Bassano del Grappa. 

La città è conosciuta anche per due importanti tradizioni che l’hanno resa celebre in passato: la prima è l’arte della ceramica, che si lega al nome della famiglia Antonibon; la seconda è la pratica tipografica, instaurata in città dalla famiglia dei Remondini, editori della più importante industria tipografica in Italia nel corso del ‘600. 

Passeggiando per il centro ci si immerge in un museo a cielo aperto: le vie sono infatti adornate da numerose opere di autori come Palladio, Canova e Jacopo da Ponte; anche se il vero simbolo della città è il Ponte Vecchio, conosciuto anche come Ponte degli Alpini, costruito a partire da un progetto palladiano.

Ponte Vecchio

“Sul ponte di Bassano, noi ci darem la mano”

La prima attestazione della costruzione di un ponte che solcando il Brenta metteva in comunicazione Bassano e Vicenza risale al 1209; tuttavia, le piene del 1567 distrussero definitivamente la struttura e il progetto di ricostruzione venne affidato a Palladio, che realizzò un ponte totalmente ligneo, ideato per resistere alle piene del fiume. Nonostante tutte le accortezze, il ponte venne nuovamente travolto nel 1748 e ricostruito tre anni dopo. Numerose altre sono state, nel corso del tempo, le sue distruzioni e ricostruzioni, fino alla più nota, durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il ponte venne bombardato dagli Alleati per danneggiare i Tedeschi. Al termine della guerra, venne ricostruito secondo il progetto di Palladio e da quel momento, per il contributo dato dagli Alpini nella sua ricostruzione, accanto alla dicitura Ponte Vecchio, si aggiunse anche quella di Ponte degli Alpini. In realtà, già a seguito della Prima Guerra Mondiale, il ponte era stato dedicato ai molti soldati, fra i quali molti Alpini, che lo avevano solcato per dirigersi all’Altopiano dei Sette Comuni, dove si trovava il fronte italiano. Sui muri ai lati del ponte, sono ancora visibili i fori dei proiettili risalenti a quel periodo.

L’ultimo grave danneggiamento si ebbe con l’alluvione del 1966: in quell’occasione il ponte venne smontato e assemblato successivamente dopo un lavoro di fortificazione delle singole strutture, che sono ancora oggi oggetto di periodiche manovre di protezione e manutenzione.

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