di Martina B. Tagliapietra

In ogni numero vi raccontiamo Venezia attraverso i dipinti, le musiche, i viaggi, i drammi e le commedie dei suoi maestri. Le storie degli uomini che hanno reso grande una piccola isola ormeggiata nell’alto Adriatico, uno splendore di cui godere e un gioiello da proteggere.

Nel sestiere di Cannaregio, in un giorno sconosciuto del 1519, nasce l’ultimo grande pittore del Rinascimento veneziano che in quest’isola, e in questo stesso sestiere passerà tutta la sua vita fino al 1594. È Jacopo Robusti, detto e ricordato come “Il Tintoretto”, dal nome del mestiere del padre, tintore di stoffe e tessuti. In questo numero di Natale, tempo di generosità, scegliamo di tornare a parlare di lui, il pittore che ha fatto alla sua città dei regali eterni e intramontabili per ricordarci che in quest’isola non c’è dono più grande dell’arte. Per alcuni il miglior cervello della pittura, per altri un pittore drammatico, irascibile, sfrontato, cinematografico ed esagerato. Per tutti un grandissimo artista e per David Bowie perfino una proto-rockstar. Chi fu quest’uomo? Il Tintoretto inizia a dipingere da giovanissimo e – sempre da giovanissimo – viene inviato per un apprendistato presso Tiziano, il quale presto lo caccia per gelosia della sua bravura. Inizia così un percorso artistico che durerà settant’anni: settant’anni di dedizione e di capolavori, settant’anni sempre e solo a Venezia.Persino quando tra il 1575 e il 1577 la città è devastata dalla peste e tutti se ne vanno, lui resta, con tanta sfrontatezza quanta fedeltà, nell’isola da cui non si allontanerà mai. Da questi stessi spazi non si separeranno mai nemmeno le sue opere, la maggior parte delle quali si trova ancora lì dove gli sono state commissionate. Così per poter ammirare i capolavori del Tintoretto non c’è niente di meglio che girare per i palazzi pubblici, le chiese, le scuole e le istituzioni di carità della città. Jacopo Robusti è il grande dalla vita semplice che morirà e verrà sepolto a pochi metri dalla sua casa natale, a testimoniare che quest’isola diede tanto al pittore quanto egli seppe poi offrire a lei con la sua arte. Chiudiamo così, per quest’anno, la nostra rubrica su La Venezia dei grandi, con questa coppia inseparabile, Venezia e Il Tintoretto, Venezia tanto cara al pittore quanto lui a lei, un sentimento senza scompensi.

Ripensare questa città guardando alle opere del nostro artista è anche fare una riflessione per questo periodo di festa e ricordarci di restituire la nostra generosità ai luoghi e alle persone che emotivamente ci appartengono, o a cui, in qualche modo, irrimediabilmente apparteniamo.

 

Curiosità…

la casa del Tintoretto è avvolta da un’aura di mistero. La leggenda ve l’abbiamo raccontata in un vecchio numero di Jesolo Journal ancora disponibile nel nostro archivio online, come tutti gli altri!

Travel Journal

Sulle orme di Tintoretto

Casa Natale 

Nel sestiere di Cannaregio in Fondamenta dei Mori sorge un’antica residenza gotica dalla facciata rosa. Una lapide del 1842, qui apposta recita: “Non ignorare, viandante, l’antica casa di Jacopo Robusti detto Il Tintoretto. Qui per ogni dove si diffusero innumerevoli dipinti, mirabili pubblicamente e privatamente, magistralmente realizzati con fine ingegno dal suo pennello. Ti farà piacere apprendere ciò per la solerzia del suo proprietario”. È questa la casa natale del nostro pittore, dove egli visse gran parte della propria esistenza e dalla quale non si allontanò mai davvero. Secondo alcuni addirittura a pochi metri da lì sarebbe sorta anche la sua bottega di lavoro, ennesima dimostrazione della sedentarietà del pittore. 

Chiesa della Madonna dell’Orto 

La chiesa della Madonna dell’Orto, o chiesa di San Cristoforo, si trova a cento metri dalla casa natale del Tintoretto il quale volle essere sepolto qui accanto all’amata figlia Maria che lo aveva anche affiancato nei suoi lavori di artista. La chiesa non fu frequentata dal pittore solo in quanto fedele ma anche per commissioni. Non mancano qui i suoi straordinari capolavori: dieci tele tra cui La Presentazione della Vergine al Tempio, L’adorazione del Vello d’Oro e il Giudizio Universale. Una lastra bianca per terra veglia su queste meraviglie e sul ricordo dell’artista come uomo dallo spirito semplice, capace, nonostante un talento senza limiti, di circoscrivere un’intera vita in un’isola, o addirittura in un sestiere. 

Palazzo Ducale

Poiché il Palazzo Ducale di Venezia con la sua bellezza e maestosità storico-artistica non ha bisogno di presentazioni, ci limiteremo a parlare di una sola delle sue sale, o meglio di una sola parete delle stesse. Il Paradiso del Tintoretto, iniziato nel 1588 e terminato dopo la morte dell’artista, è una delle tele più grandi mai realizzate al mondo e nella storia dell’arte ed è ubicato proprio nell’ampia Sala del Maggior Consiglio della sede ufficiale della Serenissima. Qui ben cinquecento personaggi – e oltre -, dipinti e studiati nel dettaglio, compongono il capolavoro assoluto, imponente e teatrale della maturità dell’artista.

Scuola Grande di San Rocco

Nel sestiere di San Polo, presso l’omonimo campo sorge la Scuola Grande di San Rocco, antica sede di una confraternita di laici presto divenuta una scuola di devozione. Al Santo sopra menzionato si votò l’intera città di Venezia per chiedere la grazia durante l’epidemia di peste del 1400. Nel 1564 Jacopo Robusti ottenne il prestigioso incarico di decorare la Scuola e iniziò così un lavoro che si concluse ben ventitré anni dopo. I cicli di dipinti, dai soggetti sia religiosi che mitologici, rappresentano con la loro tetra magnificenza forse il più grande lascito artistico del Tintoretto oltre a condensare in sé un lavoro e un’evoluzione di oltre due decenni di impegno. 

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Pubblicato da: Redazione il 2/12/2025

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