Intervista a Alessandro Taverna

“Le mie radici hanno influenzato il mio essere musicista”

di Matilde Del Sal

 

Musicista pluripremiato, professore e direttore artistico di festival e teatri: abbiamo intervistato Alessandro Taverna, pianista internazionale veneto.

 

Nato, cresciuto e formato in Veneto, sente di appartenere a questo spazio?

Assolutamente, provo un forte legame con il mio territorio. Il nostro, quello del Veneto Orientale, è un bacino ricco di storia e cultura dove proliferano arte e artisti. Sono convinto che le mie radici abbiano influenzato il mio modo di essere musicista e di vivere la musica.

 

Oggi la musica classica non è così comune, giusto?

Mi rendo conto che può sembrare un genere difficile, quantomeno all’inizio. Richiede impegno, concentrazione e, soprattutto, ascolto. Ecco io ripartirei proprio da qui: ascoltare, cosa che ormai non siamo più abituati a fare. Cerco di facilitare la diffusione della musica classica rendendola accessibile a tutti: prima di alcuni concerti introduciamo i programmi per accompagnare il pubblico e permettergli di vivere l’esperienza con maggiore consapevolezza.

 

Lei, invece, come ha sentito questa passione?

Sono stato chiamato dal mio strumento, il pianoforte, fin da piccolissimo; i primi studi a Caorle, poi alla Fondazione S. Cecilia, alla Hochschüle di Hannover e infine all’Accademia di Imola, dove oggi insegno. Così come accade per molti musicisti di pianoforte, un ruolo fondamentale l’ha coperto la mia maestra dell’epoca. Proprio grazie a lei, inoltre, mi sono avvicinato per la prima volta all’insegnamento: da quel giorno non sono più uscito dall’aula.

 

Invece, quando sale sul palco è semplicemente musicista: cosa prova?

Ogni volta c’è sempre molta tensione, sento una forte responsabilità nei confronti del pubblico ma anche della stessa musica. Poi però mi siedo e, semplicemente, suono. Se c’è una cosa che ho capito è che le persone vogliono solo sentirsi bene: io cerco di renderle felici con il pianoforte. E quando vedo qualcuno sorridere o commuoversi a fine esibizione capisco di esserci riuscito.

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Pubblicato da: Redazione il 6/08/2026

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