Intervista a Gioia Cattelan

Tra cuore e rete: il suo percorso sorprendente

di Pamela Greggio

Il viaggio di una giovane atleta che ha trasformato una ferita in forza, un dubbio in coraggio e un sogno in un traguardo.

Come hai iniziato a giocare a pallavolo? Raccontaci i tuoi primi passi.

Ho iniziato a giocare in seconda elementare, a Jesolo. I primi due anni li ho vissuti con entusiasmo…ma poi qualcosa si è incrinato intorno ai miei nove anni. Ricordo una frase che non ho mai dimenticato: qualcuno disse che “la pallavolo non era il mio sport”. Per una bambina così piccola è una ferita che pesa più del pallone. Ti fa sentire sbagliata, ti toglie fiducia, ti spegne il sogno ancora prima di capire quanto valga per te. E per me era ancora più difficile, perché anche mia mamma aveva giocato proprio lì e io temevo di deluderla. Poi, dopo tre anni, è successo qualcosa che sembrava il destino. Un allenatore amico di mamma la contattò per giocare a Meolo come centrale dopo vent’anni lontana dal campo. Lei accettò, sperando che quella chiamata fosse un segnale anche per me e vedendo l’ambiente accogliente, mi propose di riprovarci, con calma. In questo contesto nuovo e sereno proprio lì a Meolo, allenava l’U13 un suo vecchio allenatore. Inizialmente non volevo tornare, avevo ancora quella frase nella testa. Ma poi mi feci convinta e ci andai. Qui trovai persone splendide, una nuova speranza e fu la mia rinascita, Ho rimesso le ginocchiere, ho respirato forte ed ho ricominciato.

Quando hai capito che la pallavolo sarebbe diventata qualcosa di più?

Il primo vero passo è stato entrare nel Volley Pool Piave (società di San Donà di Piave). Lì ho imparato disciplina, costanza e fatica buona allenandomi sei giorni su sette. Ho giocato Under 14, Under 16 e spesso partecipato a due campionati contemporaneamente. Poi è arrivata la chiamata che mi ha cambiato davvero: Modena, l’Anderlini. Lasciare casa, mare, Jesolo e famiglia per vivere con dodici ragazze e allenarmi sei giorni su sette. A Modena ho trovato una seconda famiglia e una parte di me che non conoscevo. Con loro ho vinto l’argento nazionale, il più importante della mia vita. Ma non era il primo: avevo già conquistato un argento in Under 16 con la giovanile dell’Imoco Volley. Un risultato enorme che porto nel cuore… ma diverso. Con Anderlini l’ho vissuto con una profondità nuova.

Com’è stato per te partecipare alle finali nazionali U16 con questa squadra?

Per me è stata un’emozione fortissima soprattutto nella semifinale. Quando abbiamo vinto, ho capito che era il mio momento. La finale non è stata una sconfitta, ma una conferma. Ed è così che sono diventata vicecampionessa italiana U16.

Hai rituali pre-partita?

Non ho gesti scaramantici o canzoni fisse.

Ma prima della battuta sì: dopo il fischio dell’arbitro batto la palla tre volte per terra, la faccio girare sulla mano e poi batto.

Hai un’atleta a cui ti ispiri?

Mi piace molto Miriam Sylla, ma non prendo ispirazione da nessuno. Sono una ragazza a sé: non seguo canoni, non imito nessuno. Ho una personalità tutta mia — a volte cocciuta da far perdere la pazienza anche ai frati, altre volte fragile come il cristallo. Sono intensa, vera, imprevedibile.

Com’è Gioia fuori dal campo?

Mi piace dedicare del tempo a me stessa: rilassarmi, truccarmi, curarmi. Sono molto intraprendente: ho partecipato anche al concorso Miss Venice Beach, perché la moda è una parte forte di me. Studio moda: fin da bambina inventavo e creavo cose nuove.

Come vivi la pressione?

Sono molto autocritica: spesso il giudizio più duro è il mio.

Ma poi arrivano miglioramenti e risultati… e capisco che sto crescendo davvero. La mia forza viene dai miei ricordi e dal legame con chi amo.

Quali sono i tuoi obiettivi ora?

Gioco attualmente con la società Eagles di Padova, dove vivo, partecipando principalmente al campionato B2 e in secondo luogo anche in U18 e serie D. Voglio crescere, migliorare e aiutare la squadra.

Sogni la Serie A?

Sì, è un sogno che ho da quando ero piccola. E sarei pronta a iniziare anche domani, perché io ci credo davvero.

Che consiglio daresti a una ragazza più giovane?

Non lasciare mai che qualcuno decida cosa puoi o non puoi fare. Non importa quanto in alto arriverai: importa che tu lo abbia fatto con il cuore. Io sono stata premiata proprio davanti a chi non credeva in me. E lì ho capito una cosa: quando credi davvero in te stessa, il destino trova sempre un modo per raggiungerti.

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Pubblicato da: Redazione il 2/12/2025

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