Pamela Cesario Greggio
Autrice, imprenditrice e conduttrice televisiva che ha trasformato la fragilità in forza
“DUE EFFE è la mia rinascita.Ho imparato ad amarmi, a perdonaree a brillare di luce mia”
Pamela, il tuo libro inizia dal Brasile. Quanto ti appartiene ancora quella terra?
Il Brasile è dentro di me. È il profumo del caffè tostato di mia nonna, la luce calda che non si spegne mai, il colore della mia infanzia. Sono partita bambina, ma il Brasile non se n’è mai andato. È la mia radice, il mio respiro. Anche se vivo in Italia da tanti anni, basta chiudere gli occhi e lo sento ancora: è la mia casa dell’anima.
Hai avuto il coraggio di raccontare anche il dolore più profondo. Perché?
Perché non si guarisce nascondendo. Si guarisce accogliendo. Per anni ho tenuto dentro un dolore che mi ha segnata da bambina, un segreto che mi toglieva il respiro. Poi ho capito che dovevo liberare quella parte di me, che il silenzio non protegge, imprigiona. Scrivere è stato un atto di coraggio, ma anche di amore. È stato come tendere la mano alla mia versione più piccola e dirle: “Ora puoi respirare”.
Nel libro parli di perdono. Cosa significa per te oggi?
Il perdono è la libertà più grande. Non è un gesto per gli altri, ma per se stessi. Perdonare non vuol dire dimenticare, vuol dire scegliere la pace. Ho dovuto perdonare chi mi ha ferita, ma anche me stessa per non essermi amata abbastanza. È stato un processo lento, ma oggi posso dire che il mio cuore è leggero.
Hai raccontato anche il tuo cambiamento fisico, la trasformazione del corpo e dell’anima. Che cosa rappresenta oggi per te il tuo corpo?
Il mio corpo è stato un muro, poi è diventato un tempio. A un certo punto ho toccato il fondo: pesavo 104 chili e mi sentivo invisibile. Non era solo un peso fisico, ma emotivo. Poi ho deciso che meritavo amore, e quell’amore doveva partire da me. Ho perso chili, sì, ma ho perso soprattutto il giudizio, la paura, la vergogna. Oggi mi guardo e vedo una donna che si ama, che non si nasconde più.
Da dove nasce, secondo te, un vero cambiamento?
Tutto parte da noi, dalla nostra mente. Nessuno può salvarci se non siamo noi a volerlo. Il cambiamento non arriva dall’esterno, ma da un pensiero nuovo che germoglia dentro di noi. A volte basta una notte per reagire, per svegliarsi e dire: “Da oggi ricomincio”. È successo così anche a me: una notte apparentemente come le altre ha cambiato tutto.
“Forte e fragile” è il cuore del tuo titolo. Cosa rappresentano per te queste due parole?
Sono la mia verità. Sono forte perché ho imparato a rialzarmi, ma fragile perché sento ogni cosa profondamente. Ho smesso di vergognarmi della mia sensibilità, perché è lei che mi rende viva. La fragilità è la mia forza più grande: è da lì che nasce tutto, anche la luce.
Nel libro si parla anche di rinascita, di amore e di riconoscenza. Qual è oggi la tua quotidianità interiore?
Ogni mattina ringrazio. Ringrazio per la vita, per la mia famiglia, per ogni giorno che arriva. La gratitudine è la mia preghiera silenziosa: è ciò che mi tiene radicata, centrata, viva. Ho imparato che la felicità non è assenza di dolore, ma presenza di amore.
La Pamela di oggi cosa direbbe alla Pamela di ieri?
Le direi: “Hai fatto bene a non arrenderti”. Le direi che ogni lacrima era necessaria, che ogni errore l’ha portata fin qui. Le direi che non deve più chiedere scusa per essere se stessa. Che la sua luce, anche quando tremava, non si è mai spenta.
Cosa vorresti che restasse nel cuore di chi legge “DUE EFFE”?
Vorrei che chi lo legge capisse che non esistono vite perfette, ma cuori che imparano a guarire. Che si può cadere e ricominciare, che si può perdonare e tornare a sorridere. Vorrei che sentissero la mia voce e si riconoscessero in essa: perché in fondo, tutti siamo un po’ forti e fragili allo stesso tempo.
“DUE EFFE – Forte e Fragile” è la storia di una donna che ha attraversato il dolore per ritrovare sé stessa. Una storia di ferite e di rinascita, di perdono e di amore, di luce conquistata con il coraggio. Un libro che parla di vita vera — e di tutte le volte in cui abbiamo saputo rialzarci.
Pubblicato da: Redazione il 2/12/2025

