“C’era una volta Roma: una storia d’amore potentissima”
di Alessio Conforti
Dalla Dolce Vita italiana alla rivoluzione del film western. Un viaggio raccontato da chi quell’epoca l’ha vissuta in prima persona. Manuel de Teffè, scrittore e regista, ha presentato il suo libro “C’era una volta Roma” alla Corte dei Baroni. Una pubblicazione ispirata al padre, l’icona dello Spaghetti Western Antonio de Teffé von Hoonholtz, meglio conosciuto come Anthony Steffen.
Con quale obiettivo è stato scritto questo romanzo?
Non ne avevo previsto la scrittura. Quando è esploso il primo lockdown stavo lavorando a un film. Si bloccò tutto per la pandemia e rimasi immerso, come figlio, nelle memorie di un padre che ha fatto la storia del film western italiano con 26 titoli da protagonista: un recordman. Ero depositario di una pagina del costume italiano che non era mai stata raccontata: e così decisi di scrivere.
Il “western all’italiana” nell’epoca dei social: è un genere che piace ancora?
Nel western ci sono gli elementi basici della vita. Piace perché ha un’aurea di essenzialità.
Qual è il pregio di questo libro?
Il romanzo è una grande storia d’amore potentissima tra un attore e una public relation manager: due italiani particolarissimi. Il lettore è catapultato dalla Dolce Vita alla rivoluzione del cinema western.
La tua attività di regista è stata utile nella stesura?
Si, certo. Un regista chiude gli occhi, vede e scrive.
Cosa resta della splendida epoca della Dolce Vita Italiana?
Resta ben poco. Abbiamo capito quanto eravamo grandi molto dopo. I film degli anni ‘60 sono tutti belli e Roma era il punto centrale del mondo in quel momento.
Il pubblico ancora ricorda bene la figura di tuo papà. Quale la dote che viene maggiormente riconosciuta?
La metodicità nella preparazione di un ruolo: aveva una grandissima professionalità.

