Sulle tracce degli artigiani del cibo | Nettari di laguna

di Riccardo Zambon

 

Sembrerebbe utopia diventare apicoltori su un’isola veneziana. La laguna, però, non smette mai di sorprenderci. Ed ecco che sull’isola Falconera, venti ettari di natura incontaminata raggiungibili solamente in barca da Cavallino, Anna Sarzetto ha deciso di mantenere viva una produzione tanto complicata quanto rappresentativa del territorio: il miele di barena. Un ecosistema completo il suo, di cui non ci siamo fatti sfuggire nemmeno un singolo dettaglio.

Anna, puoi raccontarci la storia di quest’isola veneziana, ormai sconosciuta ai più?

Con piacere. Come molte delle isole veneziane, Falconera veniva gestita dalla comunità armena, la quale al tempo fece costruire cinque case da assegnare ai mezzadri che lavoravano la terra. L’isola faceva parte degli orti di Venezia ed era quasi completamente coltivata. Nel 1974 i miei nonni l’hanno acquistata in stato di abbandono ed oggi ne stiamo ripristinando la produzione agricola, implementando l’accoglienza di turisti.

 

Riuscite ad autoprodurre tutto ciò di cui avete bisogno?

Chiaramente no. Tuttavia importare dalla terraferma è complicato, perciò almeno per quanto riguarda il cibo cerchiamo di fare il possibile: il pesce di certo non manca, abbiamo il nostro pollaio, cavalli e asini che ci forniscono parte del compost utile all’orto da cui otteniamo carciofi e tanti altri vegetali. Stiamo recuperando antiche varietà di frutta come le pesche di Cavallino e, in questo ecosistema, non possono mancare le nostre amate api.

 

La biodiversità della laguna vi aiuta nella produzione di miele? 

In un ambiente di questo tipo le api sanno già quello che devono fare, noi possiamo soltanto facilitargli il lavoro e godere del risultato finale. Otteniamo tre tipologie di miele, uno estivo e due primaverili, tutti millefiori. L’estivo, di fatto, è un miele di barena, perché le uniche fioriture che le api possono trovare qui da metà giugno in poi sono quelle delle barene, come Limonium e Astro Marino.

 

Barena, Limonium… devi aiutarci a tradurre questi termini “lagunari”.

Le barene non sono altro che delle strisce di terra periodicamente sommerse dall’acqua della laguna. Su di esse crescono solamente piante che amano il sale, come appunto il Limonium. Dal nettare dei suoi fiori si produce il miele di barena, anche se le api in realtà non amano questa fioritura.

 

Il motivo?

È un fiore impegnativo per loro, molto piccolo, vicino ad uno specchio d’acqua che riflette molto calore e spesso lontano dal loro alveare. Tuttavia vale la pena preservarlo, perché il gusto del miele si discosta dal classico: è più amaro e dotato di una particolare sfumatura salmastra. 

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Pubblicato da: Redazione il 3/09/2026

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