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Qual è il miglior modo per valorizzare le memorie del Centro Storico di Jesolo? Come rivivere il passato fra la Prima guerra mondiale, l’alluvione del 1966, il progresso della tecnologia, il cambio generazionale, l’architettura di una città che, nonostante sia radicalmente cambiata, in alcuni punti è rimasta sostanzialmente immutata, se non attraverso le testimonianze delle persone che hanno vissuto e vivono tutt’ora qui? Giuseppe Artesi, Giorgio Priviero, Beppino Priviero, Giuliano Priviero e Franco Spinelli, con le loro testimonianze dirette, ci hanno fatto sorridere e viaggiare nel tempo ricordando la Jesolo di quando erano ragazzi. Un vero e proprio flashback.

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Giuseppe Artesi

Quando si parla di memoria storica e fotografica di Jesolo, si può far riferimento in modo particolare ad una persona: il Signor Giuseppe Artesi, studioso e appassionato di storia jesolana. Le persone vivono il corso degli eventi, ma ci deve essere qualcuno che ne tenga memoria e il  Signor Artesi, con il suo grande bagaglio culturale e la sua passione ci sa regalare, in modo impeccabile, un tuffo nel passato. E allora non ci resta che farci raccontare curiosità e aneddoti sul Centro Storico di Jesolo e non solo, essendo Artesi una memoria viva della città. “C’è stato un episodio che vi farà sorridere: un giorno mi trovavo nella bottega di famiglia, in piazza 1° Maggio. Fuori dal negozio vidi un cavallo imbizzarrito che galoppava per il Centro Storico e dietro, in lontananza, un uomo (probabilmente il proprietario del cavallo) che in tutta fretta montò in sella alla sua bicicletta e partì come un fulmine all’inseguimento del cavallo, nella speranza di prenderlo. Allora, a Jesolo non ci si annoiava mai!”.

 

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Beppino Priviero 

Giuseppe Priviero, conosciuto come Beppino, gestisce l’Ottica Jone dal 1970. Curiosa è la scelta del nome “Jone” piuttosto che “Priviero”: Beppino infatti preferì seguire l’originalità, dedicando il nome del negozio alla nonna materna, piuttosto che la tradizione (all’epoca si usava chiamare la bottega col proprio cognome). Oltre ad essere un ottimo ottico, quando era giovane Beppino era molto vivace, amava le avventure e con i suoi amici ne combinò di tutti i colori. L’episodio che Beppino ci racconta vi strapperà un sorriso: “A Jesolo Paese, circa 60 anni fa, c’era un barbiere di nome Fernando. Quando Fernando chiudeva il negozio tirava giù la serranda e metteva un paletto di ferro in modo da poter uscire. Avevo 10 o 11 anni passavo insieme ai miei amici davanti al negozio dicendo “Fernando tre caffè, olè” e insieme davamo un calcio alla sbarra così Fernando rimaneva chiuso dentro. Un giorno, però, Fernando si nascose e riuscì a prendere uno di noi, ma non me!”. Ma le avventure non finiscono qui; Beppino si ricorda che: “tante volte andavo a nascondermi con i miei amici nell’intercapedine del ponte Spano. Stavamo lì ad ascoltare il rumore delle auto che ci passavano sopra la testa e dopo un po’ ci tuffavamo nel fiume come dei veri spericolati”.

 

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Giuliano Priviero

Lui e la sua famiglia hanno fatto la storia del cinema di Jesolo: il primo fu il nonno Giuseppe insieme al figlio Rocco, che proseguì la tradizione con il figlio Giuliano e, quest’ultimo con i suoi figli Massimiliano e Alessandro. Sono tanti gli aneddoti che girano intorno al cinema Aurora e alla figura di Giuliano, che ci racconta: “Ricordo quella volta che mi comprai una Fulvietta coupè bianca. Un giorno, me la ritrovi tutta dipinta con i titoli dei film del cinema, capii subito che era stato mio padre e la lavai subito. La seconda volta mio padre aggiunse la colla vinilica alla pittura lavabile, rovinandomi irrimediabilmente l’auto, solo per fare pubblicità ai film.” Ci dice anche che: “Andare al cinema un tempo era considerato un evento, la gente si vestiva bene per venirci. I ragazzi quando entravano tenevano tra le mani un limone e la liquirizia e, durante il film, infilzavano la liquirizia nel limone e la succhiavano.”
Ci dice anche che: “Da giovane, sentivo parlare sempre della pista degli elefanti e mi chiedevo cosa fosse, finché una sera, sulla spiaggia davanti all’hotel Bagni Miramare, accanto alla pista da ballo c’era una corsia di cemento che veniva utilizzata dai clienti dell’hotel per andare  al mare; qui c’era una folla di ragazzi accalcati che ballavano I Watussi. Ho trascorso tante serate memorabili in riva al mare”

 

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Giorgio Priviero

Oltre ad essere stato titolare del negozio a conduzione famigliare Calzature Priviero , è conosciuto anche per il suo senso dell’umorismo e la sua bontà. A proposito di buone azioni, Giorgio ci ha raccontato questo: “Un giorno, un ispettore di Polizia mi chiamò per chiedermi del materiale tangibile su cui fare affidamento per presentare la domanda di Cavaliere della Repubblica. Allora cosa ho fatto? Ho estratto un quaderno pieno di letterine che ogni anno i bambini africani mi mandavano per ringraziarmi delle scarpe che facevo recapitare loro. E così venni nominato, nel 2010, Cavaliere della Repubblica.”
Ma Giorgio era bravo anche a fare il suo mestiere, tramandato  fin dal 1884 a tre generazioni: “In principio le scarpe erano zoccoli in pelle, più tardi vennero sostituiti da zoccoli in pelle e gomma, fino a diventare le scarpe che utilizziamo oggi.” 

 

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Gianfranco Spinelli

Nella memoria storica di Jesolo trova spazio anche Gianfranco Spinelli,  lo storico calzolaio del negozio che si trova in Piazza 1° maggio da ormai 65 anni. La bottega, a conduzione famigliare, era stata gestita in precedenza da suo padre. Ma la vita di Franco Spinelli non girava solo intorno al lavoro. Ci racconta: “Da bambino, insieme ai miei amici, facevo un po’ il burlone. Ma dai, chi non si diverte da giovane a fare dispetti? Quando non andavamo a scuola, io e un mio amico ci mettavamo sul terrazzo e ci divertivamo a la usare la cerbottana per infastidire i passanti. Ebbene, un giorno, al posto di utilizzare pezzettini di carta, abbiamo usato dela pittura; e tira di qua e tira di la, i pezzetti che cadevano hanno colorato il marciapiede da grigio scuro a bianco candido…chissà come mai. Quelli si che erano bei tempi…!”. 

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