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Intervista a Bruno Pizzul

“Il calcio di oggi? Non esistono più le bandiere…”

di Alessio Conforti

La sua voce ha incantato e fatto sognare l’Italia calcistica per decenni. Estrema- mente competente, puntuale e con un timbro inconfondibile. Bruno Pizzul è un’icona del giornalismo nazionale, prima voce per la Rai degli incontri degli azzurri dal 1986 al 2002 e punto di riferimento di tutti i principali appuntamenti del calcio tricolore.

 

  • Pizzul, che effetto fanno i Mondiali tra novembre e dicembre?

C’è un pizzico di curiosità per vedere come si svilupperanno ma chiaramente, sia per la collocazione temporale e sia per quella geografica, suscitano più di qualche perplessità. È chiaro che il calcio va di uso in tutti i Paesi, però francamente una modi ca così radicale di quelle che erano le tradizionali abitudini mi sembra abbastanza discutibile. Ma proprio per questo vale la pena di seguire con attenzione quello che si seguirà.

  • Gli azzurri purtroppo non ci saranno. Cosa non ha funzionato?

Non abbiamo giocatori. Calciatori italiani ce ne sono pochissimi, sia nelle squadre di club che nel- le attività giovanili. Evidentemente va modificato il modo in cui si gestisce l’attività dei calciatori giovani che forse vengono sottoposti a didattiche e metodi di insegnamento che non li fanno divertire.

  • Per esempio?

Gli fanno fare troppa ginnastica, troppi giri di campo, troppe diagonali. Si trattano dei ragazzini che cominciano a giocare a calcio come se dovessero essere inseriti in un contesto di squadra tatticamente evoluta. Invece bisogna lasciarli divertire, dargli il pallone e che facciano quello che vogliono anziché stressarli.

  • Chi tra le favorite?

Direi le solite tradizionali. Il Brasile potrebbe far bene. Fa sempre bene la Germania, che terrei in prima approssimazione anche se forse in questa tornata non ha talenti sopraffini come in passato, ma loro sbagliano poco. E soprattutto anche quando arrivano secondi e perdono la finale, la gente li accoglie come dei trionfatori. Mentre qui in Italia quando arriviamo secondi è una tragedia.

  • Quale partita ha lasciato maggiormente l’amaro in bocca negli anni da telecronista?

Quando sono stato costretto a raccontare una tragedia con 39 morti. La finale tra Juventus e Liver- pool a Bruxelles.

  • Veniamo alla serie A. Quale la rivelazione?

Il Napoli. Più che una rivelazione è una conferma straordinaria. Una squadra che sta giocando un calcio spettacolare, estremamente e cace. Riesce a combinare l’utile con il bello. Il Napoli è riuscito a creare una situazione ambientale straordinaria.

  • Un’ottima partenza arrivati al giro di boa…

Non dimentichiamoci che all’inizio di questa stagione sembrava che la squadra dovesse essere smantellata: sono partiti Insigne, Mertens, Koulibaly. Giocatori che sembravano costituire l’os- satura più forte della squadra. E invece Giuntoli, il direttore sportivo, e la società hanno fatto benissimo rimpiazzando i giocatori con altri che nessuno conosceva e che invece si sono rivelati formidabili. Stanno mettendo una seria ipoteca al titolo.

  • Come è cambiato rispetto al passato il mondo del calcio?

È cambiato in modo notevole. Non esistono più i giocatori bandiera. L’incidenza del fattore economico è aumentata a dismisura. Ormai più che costruire una squadra decente si deve badare a far quadrare i bilanci e a sostenere delle spese che incredibilmente crescono in maniera esponenziale.

  • Dopo una lunga carriera ti sei trasferito a Cormons. E sei ancora molto attivo…

Sì, vero. Devo dire però che starei ancora più tranquillo di quel che mi lasciano. Ma, in fondo, va bene così!

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Pubblicato da: Redazione il 6/12/2022

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